Notte Santa di Pasqua

«l'Amore è più forte della morte»

Un cammino di speranza che muove dallo smarrimento delle donne davanti al sepolcro fino alla gioia dell'annuncio dell’angelo: «So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto».

Un percorso di salvezza nella storia che la Veglia pasquale ha ricordato attraverso le letture, i Salmi e il Vangelo, meditati dal vescovo Gianrico Ruzza nell’omelia nella Cattedrale della Storta.

Durante la celebrazione, iniziata con la benedizione del fuoco e la processione con il cero pasquale, il giovane Andrea è diventato cristiano. 

Commentando il Vangelo di Matteo, il presule ha ricordato come quelle prime cercatrici portassero nel cuore «la tristezza, il loro disappunto, lo smarrimento, la paura» che riflettono la ricerca dell'uomo moderno dinanzi alle sconfitte e al «silenzio di Dio». 

In un mondo dove Dio è spesso «percepito come assente e da alcuni, proprio per questo, dichiarato non esistente», la Pasqua irrompe come la «notizia che cambia la vita e che inneggia alla vita». 

Il vescovo ha esortato a non cedere a una spiritualità solitaria che «resta facilmente intrappolata nella rete della nevrosi individualista», invitando invece a ritrovare il Risorto nella comunità e nel prossimo.

«Il volto di Dio, che lungo il Sabato Santo della nostra vita cerchiamo con fame, è presente nel volto degli altri», ha sottolineato Ruzza, evidenziando che «questa volta è Lui che, presente nel prossimo, cerca noi, attende la nostra parola, ha sete del nostro amore». 

Attraverso il richiamo alle letture bibliche, dalla Genesi a Ezechiele, l'omelia ha evidenziato come la fede richieda di «tornare all'origine» per capire il disegno divino di armonia. La risurrezione non è solo un evento del passato, ma un mandato presente: «Si va ad annunciare perché Lui si rivela».

Citando la forza dello Spirito capace di sostenere un «sì per tutta la vita», il vescovo ha concluso invitando a scoprire quella «fiammella accesa nel cuore» che ogni essere umano porta in sé.

L'impegno per ogni credente è ora quello di trasformare l'interiorità in «presenza viva, relazione, dono», annunciando con gioia che «l'Amore è più forte della morte e che la vita ha trionfato su tutti i nemici dell'uomo grazie a Cristo».

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