Re come nessun altro

Cento anni fa Pio XI firmava la "Quas Primas", profetica enciclica sulla regalità sociale di Gesù Cristo

Cento anni fa il papa Pio XI, vedendo i disastri procurati dalle ideologie di destra e sinistra nei diversi paesi dell'America e dell'Europa, col sovvertimento dell'ordine sociale, ha scritto l’enciclica “Quas Primas” per istituire la festa di Gesù Cristo Re dell'universo.

Cristo è Re per diritto naturale, in quanto Verbo incarnato, e Re per diritto acquisito sul legno della croce attraverso il suo sacrificio. Nella Sacra Scrittura vi sono numerosi riferimenti a nostro Signore come Re. Egli è Colui al quale è stato dato ogni « dominio, onore e regno » (Dn 7,14), il « Principe dei re della terra» (Ap 1,5), Colui che «possederà il suo regno per stabilirlo e sostenerlo, e farà regnare equità e giustizia da ora e per sempre» (Is 9,6).

Tuttavia, il regno di Cristo non è paragonabile alle monarchie e alle altre forme di governo nel mondo. Al contrario degli altri governanti, Gesù Cristo non cerca il proprio tornaconto personale. È ben per questo che il suo regno non è stato compreso né riconosciuto dai potenti del mondo, perché egli «non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti» (Mt 20,28) e pur essendo il Signore di tutto, il nostro Re si è fatto povero « affinché noi diventassimo ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8,9). Per questo il governatore Pilato non lo ha riconosciuto come re, anche se Cristo alla precisa domanda gli ha risposto: «Sì, tu lo dici, io sono re» (Gv 18,37).

Un re dovrebbe essere un uomo di forza e di conquista. Ma il Regno di Cristo si fonda sulla contraddizione e sul paradosso. È incomprensibile che un re possa lasciarsi umiliare come è avvenuto a Gesù. Il suo regno non si muove secondo le dinamiche di questo mondo. Tuttavia, nonostante tutto questo, Gesù Cristo era ed è il vero sovrano su ogni singolo aspetto dell'esistenza umana, perché, come ha detto, "Per questo io sono nato" (Giovanni 18,37).

Dio rispetta la libertà degli uomini anche quando rifiuta il suo bene più grande. Per questo l'enciclica di Pio XI mette in guardia dalle conseguenze del rifiuto di Cristo come vero e unico Re. Quando Cristo è escluso dalle istituzioni pubbliche, dalle leggi, dalla cultura, dalle famiglie, dalle scuole, dai programmi delle istituzioni educative, come oggi avviene, la conseguenza non può che essere il caos, la divisione, la corruzione morale e la crisi della verità. Senza Cristo stiamo finendo nell'abisso della confusione, della lotta di tutti contro tutti, fino alla dittatura del più forte.

È un grave inganno credere che il Figlio di Dio si sia incarnato solo per lasciarci un messaggio spirituale da vivere durante le celebrazioni, come se Gesù Cristo voglia essere acclamato Re solo nelle chiese. Al contrario, il suo messaggio e la sua testimonianza mirano a trasformare gli uomini e il mondo. Il Vangelo riguarda tutto l’uomo, non solo la sua anima, ma anche la famiglia, la politica, il diritto, l'economia, la comunità internazionale, tutto. Tutte queste cose “ sono – o meglio, devono essere – soggette alla sua volontà ”. (Quas Primas, n. 15)

Cristo Re chiama tutti ad essere suoi testimoni. Il nostro compito primario di evangelizzazione inizia però da noi stessi. La nostra conversione continua è la nostra prima missione. Non possiamo dimenticare l’invito del Signore: «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48) e «a immagine del Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta poiché sta scritto: Voi sarete santi, perché io sono santo » (1 Pt 1, 15 - 16).

Per questo possiamo contare sull'assistenza dello Spirito, sull'aiuto dei sacramenti e sulla preghiera assidua, per contribuire efficacemente a quel regno di "giusta libertà, tranquillità e disciplina, pace e concordia" (Quas Primas, n. 17) a partire dal nostro stato di vita e ovunque ci troviamo.

Papa Pio XI cent’anni fa ha avvisato la Chiesa: senza Cristo come sovrano delle nostre vite possiamo essere certi che l’umanità sarà “spinta a morte” (Quas Primas, n. 23) e raccoglierà solo “ frutti amarissimi da parte degli individui e delle nazioni ” (Quas Primas, n. 24). Ciò che aveva detto Gesù oggi si rivela assolutamente vero: “Senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5).

don roberto leoni

 

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