Padre Leonardo Ciarlo, sacerdote da 50 anni

La festa per il parroco di Santa Maria Porto della Salute

Il 3 settembre padre Leonardo Ciarlo, parroco di Santa Maria Porto della salute a Fiumicino, ha celebrato le “nozze d’oro” con il Signore. In una chiesa gremita, anche con la presenza di parrocchiani della Giustiniana e di Santa Maria Madre della Divina Provvidenza e del Vice sindaco di Fiumicino, accompagnato all’altare da diversi confratelli, che hanno concelebrato, nell’Omelia il sacerdote si è soffermato sul Vangelo del giorno sottolineando in particolare che con il suo “amare di più” Gesù non intende instaurare una competizione sentimentale o emotiva tra sé e la costellazione degli affetti del discepolo, ma che Amare “con tutto il cuore” Dio  non significa esclusività, non significa amerai solo lui. Con tutto il cuore amerai anche tua madre, tuo figlio, tuo marito, il tuo amico.

In quest’ottica possiamo capire cosa significa essere discepolo: Non può essere discepolo chi vorrebbe andare con lui, ma di fatto gli preferisce il padre, la madre… Non può essere discepolo chi rifiuta di portare la croce dietro di Lui. Non può essere discepolo chi non è capace di rinunciare ai suoi averi. Poi ha proseguito: «Sembra ieri - come si dice di solito in queste circostanze - ma sono trascorsi cinquant’anni da quel pomeriggio, quando, per l’imposizione delle mani del vescovo Monsignor Andrea Pangrazio, ho ricevuto l’ordinazione presbiterale. Che dire? La prima parola che affiora spontaneamente alle labbra e viene dal cuore è “grazie!”».

Rivolgendo lo sguardo del ricordo sul lungo cammino percorso, si fa viva la percezione di «una “presenza”, discreta ma decisiva - intendo riferirmi a quella dello Spirito Santo, che mi ha accompagnato, illuminato e sostenuto. Espressione umana di questa presenza dello Spirito sono state le molte persone che ho incontrato, mi sono state vicine e mi hanno voluto bene. Quanti volti sono presenti nel ricordo in questo momento!» Padre Leonardo pensa alla mamma e al papà, alla sorella «che dal cielo continuano ad essermi vicino, quello di mio fratello e degli altri famigliari e della mia zia Suora alla quale devo molto della mia vocazione».

E poi «i tanti volti degli educatori sacerdoti, dei confratelli che hanno collaborato con me e con cui ho collaborato. Le centinaia, potrei dire migliaia, di ragazzi/e che ho incontrato, educato, con i quali ho vissuto momenti significativi come i campi scuola, gli incontri di catechesi e di preghiera, i tanti momenti di svago in montagna e al mare, in un campo di calcio ecc». Il sacerdote chiude esprimendo un «desiderio che si fa preghiera. Il Signore chiami qualcuno a prendere il nostro posto. Noi stiamo concludendo il nostro cammino e c’è bisogno di forze nuove nella vigna del Signore».

 

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