«Debitori di nulla a nessuno, se non di amore reciproco»

In pellegrinaggio con la Madre della Misericordia per «Camminare insieme» verso la XVI assemblea ecclesiale diocesana

Il sabato successivo alla Natività di Maria Santissima la Chiesa portuense si è radunata a Ceri per il pellegrinaggio alla Madre della Misericordia. I fedeli, provenienti da tutta la diocesi, si sono ritrovati all’edicola mariana per incamminarsi verso la strada che conduce alla rocca del santuario diocesano. Lungo la via sfregiata dalla tromba d’aria, che lo scorso anno ne ha sradicato gli alberi, il rosario meditato corre veloce, complice l’attenzione rispettosa della gente. E concede lo spazio alle invocazioni per poveri, malati, giovani. Con parole spontanee il popolo in cammino, fatto da pezzi differenti, si coinvolge in un’unica orazione. Ma qualcuno avanza più deciso, e altri invece rimangono indietro. Allora ci si ferma per continuare compatti. È interessante questo aspetto della processione. Come una legge che sta dentro ognuno e che il gruppo misteriosamente condivide si è spinti a restare uniti, modificando il proprio movimento. Si accelera o si riduce l’andatura per pregare assieme. Niente come la processione simboleggia meglio il desiderio e la volontà innata di camminare insieme, di ascoltarsi.

Certo. Se si cercasse questo atteggiamento nella vita delle comunità, forse non lo si troverebbe così naturale. Si coglierebbe probabilmente la fatica di mantenere vicini passi distanti che necessitano di continue opere di mediazione. La Chiesa riconosce questa difficoltà, in modo particolare quando le domande del mondo si fanno insistenti e attendono risposte proprio dalla comunità dei fedeli. Allora si cerca di promuovere ogni utile via per proporre un ritmo possibile per tutti, che, però, si sappia andare a tempo con le istanze della società, della cultura, dei singoli. In questo processo continuo, il Sinodo rappresenta una chiave per raccogliere speranza, difficoltà e differenze, anche profonde, di donne e uomini.

In questa prospettiva la Chiesa di Porto–Santa Rufina quest’anno ha voluto sottolineare il legame tra la comunione spirituale che la Signora di Ceri insegna e l’esperienza dell’assemblea diocesana che riunirà le comunità dal 22 al 23 settembre. Con questo pellegrinaggio, dice il vescovo Reali nell’omelia, «ribadiamo di voler dare al cammino della nostra Chiesa e al nostro cammino personale una chiara impronta mariana mettendo nella mani della madonna il progetto pastorale diocesano che, lo sappiamo bene, deve essere ripreso dappertutto nella comunità parrocchiali, nei gruppi e nelle associazioni che vogliono definirsi cattolici». La scelta del tema assembleare, “Camminare insieme”, traduce letteralmente il Sinodo del 2018 che si concentrerà su «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». Un tema che, avverte monsignor Reali, non esclude nessuno, ma chiede a ognuno di fare la sua parte riscoprendo la giovinezza della fede. «Si è giovani quando nella nostra vita c’è spazio per il canto, la letizia e la festa», purtroppo tanti ragazzi «non conoscono queste esperienze; li vediamo tristi e insoddisfatti; ci pare che abbiano tutto ma sono sempre alla ricerca di qualcosa di più e ci rimproverano perché non sappiamo aiutarli».

A percorrere la strada insieme, spiega infine il presule, concorre l’amore reciproco disinteressato che si fa anche correzione fraterna per il bene che voglio all’altro. «Camminare insieme sarà possibile se sceglieremo di vivere come San Paolo suggeriva ai primi cristiani di Roma senza essere “debitori di nulla a nessuno se non dell’amore vicendevole”, senza preoccuparci di un’osservanza formale delle norme, stavo per dire pignole senz’anima, perché “solo chi ama l’altro ha adempiuto la Legge”».

Nella piazza davanti al santuario abbastanza lungo il silenzio attende che molti abbiano risuonato la riflessione del vescovo. I gonfaloni, gli scout, l’Unitalsi, gli instancabili abitanti di Ceri con il loro parroco, i fedeli con i sacerdoti, le autorità e molti altri ancora. Sono tessere che hanno contribuito a rendere l’immagine di un popolo in cammino, dove nessuno si senta escluso.


Simone Ciampanella

(foto Alessandro Pielich e Filippo Lentini)

16/09/2017 

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