Ci siamo stati anche noi

Il pellegrinaggio a Medjugorje dei Gruppi di padre Pio nel diario di una pellegrina

 

Aeroporto di Sarajevo, 10 ottobre 2026, al collo foulard arancioni raffiguranti Padre Pio, davanti a me Maddalena guida simpatica e pretenziosa di un gruppo di parrocchiani misto Selva Candida, Aranova e Santa Marinella, e, soprattutto, intorno a me, nessuna connessione dati. Inizia così l’esperienza a Medjugorje, 7 anni dopo la prima chiamata. Un sogno nel 2019, rimasto lì in attesa di essere vissuto: quando mi è apparsa Maria di Medjugorje non sapevo che fosse lei, soprattutto non sapevo che sarei stata lì davanti alla Cattedrale di San Giacomo, arrivata con un pullman, di sera attraversando i tornanti del monte Crnica. Lei mi disse: “non è troppo tardi”. Fu una persona a cui raccontai il sogno che mi mostrò che luogo fosse.

Medjugorje, 10 ottobre 2026, le mie amiche mi tengono le mani in questa esperienza, sono partita piena di aspettative, e così per due giorni cerco segnali, guardo in cielo, tra la gente, nelle montagne intorno Medjugorje. Cerco disperatamente il segno che mi spiegasse perché fossi stata chiamata. Cosi anche il giorno successivo e alla fine mi convinco a godermi i giorni rimasti come una vacanza qualsiasi, nient’altro. Dall’albergo vedo il Podbrdo, il Monte delle Apparizioni, dove il 24 giugno 1981 la Vergine Maria apparve a quei sei ragazzi oggi adulti, che hanno avuto il compito di portare il “Messaggio”, la Croce è accesa e brilla di notte, ma oltre quella luce, non riesco a trovare nessun senso mentre nel gruppo gli altri pellegrini raccontano la loro quinta volta in questa terra apparentemente difficile. 
 
Salire al Podbrdo è stata la prima apertura del cuore. Eretto a circa 150 metri di altezza sopra le piantagioni di tabacco, si sale scalando la parete. Sotto i piedi la difficoltà di attraversare le pietre calcaree si dissuade nella pace che piano piano pervade la mente ed il fisico. Lungo il percorso altri pellegrini con te, da tutto il mondo. Si arriva ai piedi di Maria avvolti da un grande senso di fratellanza. Siamo tutti lì, in un unico abbraccio intorno alla Vergine, con gli occhi pieni di riconoscenza, immersi in un panorama mozzafiato. Lì, ho capito che il segno dovevo cercarlo dentro di me e non fuori e che, soprattutto, ero lì per condividerlo con gli altri.
 
Il terzo giorno si sale il Monte della Croce, il Križevac, recitando la Via Crucis. Prima di partire ci dicono di raccogliere una pietra, ne raccolgo due. Il percorso è ripidissimo e durerà almeno due ore. Alla sesta stazione decido di leggere uno dei messaggi di Maria, alla settima mi preparo, ma un'altra pellegrina arriva prima, l'ottava era la mia! Proprio così, era l'ottava la mia, non la settima. Sono una donna di 44 anni che sta facendo i conti con l'orologio biologico e con la possibilità di non avere figli. Quando ci penso il cuore si chiude in una morsa. Padre Andrea nella preghiera benedice le donne, tutte, e Maria, nel suo messaggio, esorta le mamme alla costante condivisione con i propri figli. In quelle parole che io stessa ho pronunciato al microfono, quel peso che portavo dentro è uscito fuori dal cuore, manifestandosi in una valle di lacrime, fino alla XV stazione, la Resurrezione.
 
Siamo arrivati alla Croce tutti diversi da come siamo saliti. Siamo tanti, di tutte le età, ognuno con la propria pietra nella tasca da gettare. Ci guardiamo negli occhi pieni di lacrime e ci stringiamo per mano, creando un cerchio di pace, abbiamo gettato le nostre pietre, ciò ci ha resi pronti ad amare e a portare amore a chi ne ha bisogno. Ecco la Conversione.
Si dice che chi va a Medjugorje abbraccia la Conversione. Ed è così. Questo luogo, così semplice, ti permette di scoprire quale pietra del tuo cammino devi lasciare andare. Succede in una frazione di secondo, senza effetti speciali, ma la reazione è qualcosa di sensazionale. In quel preciso istante, l’amore si espande e tu, con le tue lacrime, vuoi cercare di alleviare la sofferenza di chi è vicino a te. La sera stessa, a tavola, ho sentito il bisogno di abbracciare Valentina, una coetanea del gruppo, una sconosciuta. La conversione io l’ho vissuta così, tornare ad amare gli altri, tornare a mettersi a disposizione del prossimo. Imparare a perdonarsi delle proprie imperfezioni e diventare portatrice di pace nel cuore degli altri e soprattutto, abbandonarsi alla preghiera come fonte di ispirazione, non solo di raccoglimento.
 
Questo è un Pellegrinaggio che non cerchi ma che ti chiama. Prima di arrivare al Križevac, c’è stato l’incontro con due ragazzi della Comunità Cenacolo il Campo della Vita. Storie di giovani che hanno deciso di sopravvivere alla dipendenza. Storie di sofferenza, storie di rinascita. Come accade dopo la Conversione. Non posso raccontare tutto quello che ho vissuto in questi quattro giorni. Posso solo ringraziare Maddalena e Padre Andrea ed il Coordinamento Diocesano dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio, che si sono fatti strumenti per Noi, per la Fede, per Nostro Signore, per Maria della Pace. C’è un infinito bisogno di pace in questa Società ormai dilaniata dall’egoismo, tutti vogliono sembrar agli occhi degli altri dei supereroi. Medjugorje ti insegna che anche in un terreno arido l’amore di Dio può far nascere i fiori, può prosperare. Ti mostra la semplicità della vita. Lì non ci sono luci al neon, la musica è quella dei canti di chiesa, i ristoranti non sono gourmet, i souvenir costano poco più di 1 euro, eppure, è così bello stare lì, tra tutta quella gente che sta imparando a portare la pace negli altri. Medjugorje è il viaggio più bello che abbia mai fatto, perché ho incontrato l’amore per gli altri.

Alessandra De Antoniis
 
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