Sulla fede di Sant'Ippolito

Nella festa del patrono della nostra Diocesi la preghiera sui resti della basilica del vescovo e martire

«Giunto a Portus, Ippolito, come ogni vescovo, ha insegnato, ha celebrato i santi Misteri, ha consacrato sacerdoti e si è preso cura delle persone bisognose della comunità che, vivendo sul porto fluviale di Roma, più di ogni altra era chiamata ad accogliere i pellegrini cristiani i quali, nella più stretta segretezza, venivano a venerare le tombe degli Apostoli». Nei resti dell’antica basilica di Sant’Ippolito hanno risuonato queste parole lo scorso 5 ottobre, festa del primo vescovo e martire della diocesi di Porto-Santa Rufina. Sono tratte dal resoconto della passione del patrono della Chiesa portuense, che è anche protettore della città di Fiumicino. Ad ascoltarle c’erano rappresentanti delle comunità diocesane insieme al vescovo Gianrico Ruzza.

Occupando il luogo che fu della cattedra di Ippolito, il pastore ha incensato le reliquie del suo primo predecessore, per poi soffermarsi in preghiera nell’adiacente cappellina costruita sul luogo del suo martirio avvenuto nel terzo secolo. Con dei pesi legati alle mani e ai piedi, il santo venne gettato in una profonda cisterna piena d’acqua e, trascinato subito a fondo, morì. I ruderi della basilica, insieme al pozzo della chiesetta, fanno oggi parte del complesso monumentale di Sant’Ippolito, custodito dal Parco archeologico di Ostia Antica, grazie al quale la comunità può riproporre ogni anno la sua preghiera al «beato Ippolito». Così, infatti, è chiamato il martire nella targa di autentica rinvenuta nel sarcofago scoperto dall’archeologo Testini negli anni Settanta del secolo scorso. La tavoletta, conservata insieme al ciborio e ad altri reperti nell’antiquarium del sito, indica che egli «qui riposa». Da questo spazio dell’Isola Sacra, che custodisce radici di fede e di storia, l’assemblea ha poi raggiunto in processione la parrocchia di Santa Maria Madre della Provvidenza per la Messa celebrata dal vescovo insieme ai sacerdoti della diocesi. Tra loro erano presenti il vicario generale don Alberto Mazzola, il vicario foraneo don Javier Francisco Perez Velasquez e il parroco padre Enrico Spano.

Presenti, inoltre, il sindaco Mario Baccini, la consigliera regionale Michela Califano e altre autorità civili e militari. Nell’omelia il vescovo ha richiamato il coraggio con cui Ippolito scelse Cristo nonostante tutto, oltre la paura della sofferenza e della morte, riportando questa testimonianza davanti alla scelta personale di ciascuno. «Chi oggi sceglie Cristo?», ha domandato il vescovo, osservando la radicalità di questa opzione: «Lo sceglie chi cerca l’amore vero, chi cerca la pace, chi vuole vivere nella cultura dell’incontro e della fraternità, cioè chi crede nella vera e autentica carità che supera, e ce l’ha detto il Vangelo, ogni esteriorità e ogni formalismo». Il samaritano che l’evangelista Luca indica come l’unico ad aver soccorso la vittima dei briganti «è Gesù che si carica anche oggi del nostro vissuto e ci conduce a un’oasi in cui possiamo ristorarci. Gesù ha compassione delle nostre povertà». Scegliere Gesù significa dunque vivere la logica della relazione reciproca, dove «a ciascuno di noi è affidato il compito di portare i pesi gli uni degli altri». Guardando alla testimonianza di Sant’Ippolito, il presule ha ricordato anche la responsabilità della comunità cristiana davanti alle sofferenze del nostro tempo: «Prendersi cura di qualcuno vuol dire anche entrare in modo chiaro e diretto nella sfida educativa, tema fondante di quest’anno pastorale». Una missione da vivere oggi, con coraggio e gratuità, seguendo l’esempio di un pastore che seppe custodire la sua gente fino al dono della vita. «C’è bisogno che qualcuno dica: dobbiamo cercare davvero la pace», ha concluso il vescovo, richiamando ciascuno alla responsabilità di essere, nel proprio tempo e nel proprio territorio, al servizio dell’umanità.   (RED. - si. cia.)

 

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