Beatificato a St. Louis in Missouri il vescovo che teneva incollati allo schermo 30 milioni di telespettatori
A St. Louis, nel Missouri, il 24 settembre, la beatificazione del “figlio leale della Chiesa”, come lo aveva definito san Giovanni Paolo II incontrandolo nel suo viaggio negli Usa, nel 1979. Teologo, scrittore ma soprattutto un grande divulgatore televisivo capace di catturare un pubblico di oltre 30 milioni di persone, parlando di questioni relative alla fede, alla moralità, alla sofferenza, alla famiglia e alla dignità umana
di Jason Gray *
Plasmato da Gesù come l’argilla per divenire uno strumento al servizio della Chiesa: così descriveva sé stesso l’arcivescovo statunitense Fulton J. Sheen, che oggi, giovedì 24 settembre, viene proclamato beato. La messa si celebra alle 21 (ora di Roma) presso il Dome at America’s Center, impianto sportivo coperto di St. Louis, nel Missouri. Presiede il rito, in rappresentanza di Leone XIV, il cardinale Luis Antonio G. Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione - Sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari.
Filosofo, teologo, scrittore, promotore dell’attività missionaria della Chiesa, nonché predicatore moderno che usava la radio e la televisione per diffondere il Vangelo — lo stesso Pontefice ne è stato testimone, da bambino (cfr. Discorso all’Assemblea generale delle Pontificie Opere Missionarie, 1° giugno 2026) —, Sheen univa l’intelligenza brillante a una profonda convinzione spirituale e a una notevole capacità di comunicare le verità della fede con chiarezza. Era animato dalla sua devozione all’ora santa eucaristica quotidiana, che ha dato vita in lui a una profonda relazione personale con Cristo.
Peter John Sheen nacque l’8 maggio 1895 a El Paso, Illinois, come primo dei quattro figli di Newton e Delia Sheen. Sin da piccolo, fu chiamato con il cognome da nubile della madre, ovvero Fulton. Cresciuto in una famiglia cattolica devota, sviluppò molto presto la vocazione al sacerdozio e fu ordinato presbitero per la diocesi di Peoria il 20 settembre 1919. Riconoscendone le doti intellettuali, i suoi superiori lo mandarono in Europa per seguire studi avanzati. Nel 1923 prese il dottorato in Filosofia dall’Università cattolica di Lovanio, in Belgio. Nominato vicario parrocchiale in una chiesa del centro di Peoria, riuscì a predicare con successo e a ispirare molte conversioni. Successivamente, fu inviato a insegnare Filosofia e Teologia presso la Catholic University of America a Washington, D.C.
La sua disciplina intellettuale era accompagnata da una crescente premura pastorale: cercava di rendere gli insegnamenti della Chiesa comprensibili e convincenti per la gente comune. Durante tutto il suo sacerdozio, Sheen pose l’orazione al centro del suo apostolato: parlava con coraggio di Gesù in pubblico, ma solo dopo averlo ascoltato in privato, in preghiera dinanzi all’Eucaristia. Sin dal giorno dell’ordinazione, la sua dedizione all’ora santa dinanzi al Santissimo Sacramento divenne una delle pratiche distintive della sua vita spirituale. Considerava questo tempo di preghiera essenziale per la sua identità di sacerdote e per la fecondità del suo ministero. “È l’ora che dà senso alla mia giornata”, affermava, descrivendola come fonte di comprensione del Vangelo e di Cristo.
A partire dal 1930, Sheen presentò The Catholic Hour, un programma radiofonico che portò l’insegnamento cattolico nelle case degli Stati Uniti. Il ragionamento chiaro, l’esposizione coinvolgente e il calore pastorale di cui era dotato attirarono un pubblico di oltre quattro milioni di persone. Fu apprezzato per la sua carità intellettuale, che gli faceva presentare verità difficili in modo chiaro, senza perdere di vista il bisogno di incoraggiamento in mezzo alle sfide della società moderna. Le sue opere letterarie si svilupparono parallelamente alla sua carriera radiotelevisiva: dei 66 libri da lui pubblicati, Vita di Cristo è considerato uno dei suoi contributi più ispirati.
Nel 1950 Sheen iniziò un nuovo incarico come direttore nazionale di Pontificia Opera della Propagazione della Fede (una delle quattro Pontificie Opere Missionarie) e nel 1951 fu nominato vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di New York. Si adoperò instancabilmente, non solo raccogliendo denaro per sostenere le missioni, ma anche visitando le zone in cui la Chiesa stava crescendo per portarvi il messaggio della fede. Nel 1951 iniziò la conduzione del programma televisivo Life Is Worth Living. Con una scenografia essenziale e una lavagna catturò un pubblico di oltre 30 milioni di persone, affrontando in modo chiaro e sincero questioni relative alla fede, alla moralità, alla sofferenza, alla famiglia e alla dignità umana. Era un abile comunicatore che usava l’argomentazione filosofica, l’intuizione teologica, il senso dell’umorismo e la narrazione per raggiungere con il suo messaggio ispiratore i cattolici, ma anche i protestanti e gli ebrei.
Sheen partecipò al Concilio Vaticano II, dove incontrò due futuri Papi: Karol Wojtyła e Joseph Ratzinger. Nel 1966, all’età di 71 anni, fu nominato vescovo di Rochester, New York. Si dedicò diligentemente all’attuazione del Concilio e all’evangelizzazione dei fedeli. Nel 1969 presentò la rinuncia al governo pastorale gli fu conferito il titolo personale di arcivescovo. Trascorse i restanti anni della sua vita a scrivere, predicare, tenere ritiri, continuando sempre a dedicare il suo tempo alla preghiera. Scrisse l’autobiografia, La mia vita. Un tesoro in vaso d’argilla, poco prima di morire, descrivendovi come la sua umanità fosse stata plasmata da Gesù in uno strumento al servizio della Chiesa. La sua spiritualità è stata forgiata dalla Croce, dall’Eucaristia e dalla Beata Vergine. Quando, in età avanzata, subì un intervento a cuore aperto, offrì le sofferenze in unione con Cristo.
Nell’ottobre 1979, durante il viaggio apostolico negli Stati Uniti d’America, san Giovanni Paolo II lo salutò durante la tappa a New York. Nonostante la salute cagionevole, il presule statunitense si fece avanti su richiesta del Pontefice e cercò di inginocchiarsi davanti a lui. Il Papa polacco lo sollevò, lo abbracciò e disse: “Lei ha scritto e parlato bene del Signore Gesù. Lei è un figlio leale della Chiesa”. Parole che furono il giusto coronamento di una vita vissuta nel servizio a Cristo e alla sua Chiesa. L’arcivescovo morì due mesi dopo, il 9 dicembre, a New York City. La sua causa è stata aperta nel 2002 nella diocesi di Peoria. Il miracolo per la beatificazione è avvenuto nel settembre 2010: un bambino nato senza battito cardiaco né respirazione è stato rianimato dopo 61 minuti, tornando in perfetta salute.
* Direttore esecutivo dell’ “Archbishop Fulton J. Sheen Foundation”