«Tutte queste esperienze vengono messe dinanzi al Signore sull'altare per dare inizio all'anno che vivremo insieme». Il vescovo Gianrico Ruzza ha raccolto così, nell'omelia della Messa celebrata il 12 settembre al Santuario di Ceri, il significato del pellegrinaggio della diocesi di Porto-Santa Rufina, vissuto assieme alla diocesi di Civitavecchia-Tarquinia per la con la presenza della Scuola della tenerezza.
Con il pastore hanno concelebrato don Alberto Mazzola, Vicario generale di Porto, assieme al parroco don Riccardo Russo e ad altri sacerdoti. Tra i fedeli anche il sindaco del Comune di Cerveteri Elena Gubetti.
Sul cammino verso Ceri e davanti alla «Madonna della Misericordia», Ruzza ha portato idealmente all'altare le esperienze vissute dalle comunità durante l'estate: «gli oratori estivi in tante parrocchie della nostra comunità», il «campo famiglie», «a testimonianza di una bella settimana di preghiera, vacanza e serenità», e il «campo dei giovani vissuto in Sicilia, fortemente impegnato sull'orientamento e sulle scelte della vita». A queste si è aggiunto l'incontro di Fregene con molte donne, dedicato a una figura della pedagogia dell'inizio del Novecento.
«Mi sento particolarmente benedetto oggi qui perché possiamo stare davanti all'immagine della Madonna della Misericordia», ha detto il vescovo, affidando a Maria il nuovo cammino pastorale, dedicato per un biennio alla sfida educativa.
Al centro dell'omelia la domanda del Vangelo: «Quante volte dobbiamo perdonare?». Una questione che «abita da sempre nel cuore di ogni uomo» e riguarda anche «le famiglie e il rapporto tra colleghi e tra genitori e figli». Perché «una delle sfide educative principali è che i giovani spesso non si sentono compresi né ascoltati dal mondo adulto».
«Perdonare significa mettersi in discussione e rinunciare a qualsiasi forma di potestà, rivendicazione o giustizia dovuta». E ancora: «L'educazione diventa solo obbligo, disciplina e imposizione» quando manca «l'incontro fra le persone e l'ascolto del cuore dell'altro».
Richiamando l'esempio del beato Pino Puglisi, Ruzza ha ricordato che «l'amore e l'educazione richiedono un cuore non indurito». E citando San Tommaso d'Aquino ha ribadito: «La somma giustizia è la misericordia». «L'odio viene vinto dall'amore gratuito e la vendetta è disarmata dal perdono», ha concluso il vescovo. Un cambiamento del cuore capace di trasformare «la storia delle famiglie» e di sostenere «un'opera educativa paziente e lenta, che lascerà segni nel tempo».
Al termine della Messa sono stati consegnati gli attestati alle famiglie che hanno completato la Scuola della Tenerezza. (RED. - si. cia.)