Il Santuario di Ceri

  

Chi sale a Ceri si trova come di fronte a un mosaico, le cui tessere portano con sé i colori di un popolo che qui ha lasciato tracce delle sue antiche ceramiche, della Necrpoli delle Fornaci che rimanda all’Età del Ferro, undici secoli prima di Cristo; della Tomba delle Statue, da cui provengono le più antiche sculture etrusche dei secoli VII-VI a.C., ormai perdute.

Sembra che quest’area, dall’età protostorica a quella etrusca, fosse un luogo sicuro per la conservazione delle sepolture di cui fruiva anche l’antico centro etrusco di Caere – l’attuale Cerveteri - che in età romana era l’unico centro abitato di una certa rilevanza.

Il borgo inizia a vivere solo in età altomedievale, verso la fine del secolo X, quando per motivi difensivi gli abitanti di Caere si trasferirono verso l’interno; "Caere" diventa "Caere Vetus" ed il borgo prende il nome di "Caere Novum", contratto successivamente in "Caere" - l'attuale "Ceri".

Col tempo il borgo ha visto l’alternarsi di numerose presenze aristocratiche, quali ad esempio la Famiglia dei Normanni (1245-1347), degli Anguillara (secolo XV), i Cesi, i Borromeo (prima nel Cinquecento e poi nel Settecento), gli Odescalchi (nel Seicento), i Serra, ed infine i Torlonia nell’Ottocento. 

 

 

La chiesa, incastonata tra le case con la facciata che guarda ad Oriente e l’altare ad Occidente, fu costruita nel secolo XI. Risulta dedicata all'Immacolata Concezione già dal 1600; in precedenza era intitolata a San Felice II, un Pontefice martire decapitato nel IV secolo assieme ad un gruppo di Cristiani. Era infatti tipico, nei secoli XI e XII attribuire particolari onori ai Papi santi. Il trasferimento delle reliquie di San Felice all’interno della chiesa fu motivo di un’importante trasformazione: venne costruita un’edicola a pianta rettangolare, con quattro colonne ioniche che reggono altrettante arcate sul quale è impostato un attico (in cui si conservavano le reliquie) e un timpano superiore. Questa struttura fu addossata tra due campate della parete nord. La data di completamento è indicata nella ghiera dell’arco principale dell’edicola (CORPUS DIVI FELICIS : RO : PP : II / MCCCCLXXXIIII).

Tale rifacimento indicava un interesse liturgico diverso da quello precedente, soprattutto lasciava supporre un incremento devozionale e di fedeli. Fu dunque necessario rivestire detta parete nord con un’altra che sarebbe servita da imposta di una volta. Ne derivò un setto murario databile al 1460, secondo quanto un’iscrizione pavimentale testimonia.

Nel 1974 la parete in questione fu interessata da  problemi di conservazione che richiesero alcuni saggi di rottura del muro. Ne derivò l’inaspettata scoperta dell’intero ciclo di affreschi con scene tratte dai libri della Genesi e dell’Esodo. Una certa irregolarità nella planimetria della chiesa è dovuta ad un recupero di mura di fondazione di un precedente edificio o all’adattamento ad una situazione topografica vincolante. Il bel pavimento a mosaico di tipo cosmatesco, con elementi in cipollino, granito rosso, marmo bianco e giallo antico, ritenuto uno dei più antichi esistenti, è riconducibile al secolo XII.

 

 

La bella immagine di “Nostra Signora di Ceri, Madre di Misericordia”, è il cuore del Santuario diocesano. La tavola lignea, dipinta a tempera e ritoccata più volte nei secoli, conserva fondamentalmente la struttura originaria, databile alla fine del Quattrocento.

Il tipo iconografico rappresentato viene solitamente denominato "Madonna del davanzale" e rappresenta una variante della tradizionale scena della Vergine Madre in trono con il Bambino, che non viene collocato sulle ginocchia, ma sul davanzale di una finestra fittizia, quasi a volersi mostrare ad un ipotetico spettatore, posto al di sotto della finestra.

Lo sguardo della Vergine sembra esprimere la consapevolezza della Madre di ciò che accadrà a suo Figlio. Il Bambino le posa la mano destra sul fianco, quasi a voler stringere la mano della Madre che lo sostiene, e con la sinistra accenna il gesto della benedizione, elevando le prime tre dita e ripiegando sul palmo anulare e mignolo.

Le prime opere di questo genere vanno collocate in area fiorentina nella seconda metà del Quattrocento, attribuite ad Andrea Verrocchio, Filippo Lippi, Domenico Ghirlandaio. Ampio seguito ebbe tale motivo iconografico in Umbria e Lazio (ad esempio con il Pinturicchio); tuttavia ignoto rimane l’autore, che doveva essere di formazione umbro-laziale, appartenete molto probabilmente alla scuola viterbese. 

 

 

L’attenzione materna di Maria è sempre stata richiamata dai Pastori della nostra Chiesa, ma ha trovato un'espressione eminente il 7 dicembre 1986, quando S.E. Mons. Diego Bona costituiva Ceri Santuario Mariano Diocesano.

Così leggiamo nel Decreto: “al fine di far meglio risaltare la funzione di Maria Santissima mediatrice della grazia nell’ambito della nostra Chiesa locale di Porto-Santa Rufina, dove una popolare devozione mariana è venuta sempre più spontaneamente riferendosi alla cosiddetta Madonna di Ceri”.

Successivamente, a chiusura dell’Anno Mariano Diocesano 1988, il Vescovo sottolineava l’impegno per tutte le nostre Parrocchie ad alternarsi a pregare per la Diocesi proprio nel Santuario di Ceri.

Nel Decennale della costituzione del Santuario, S.E. Mons. Antonio Buoncristiani si riferiva a Ceri ed al suo Santuario come “all’immagine tipica del luogo sacro dove ci si dirige in pellegrinaggio, per radunarsi in una «casa comune» per fare una sosta di riflessione e di preghiera, per ritrovare una carica spirituale che alimenti quotidianamente la fede, la speranza e la carità di cui abbiamo sempre bisogno”.

“Madre di Misericordia” è il titolo che, in occasione del pellegrinaggio in Terra Santa, Mons. Buoncristiani attribuì alla “Madonna di Ceri”, con Decreto firmato il 7 aprile 1999 presso il Santuario della Visitazione di Ain Karem, con il quale si fissava la Festa di Nostra Signora di Ceri al sabato seguente la Natività di Maria Santissima, festa che cade l'otto Settembre.

Così scriveva Mons. Buoncristiani: “Abbiamo giudicato opportuno attribuire a Nostra Signora di Ceri, Patrona della Diocesi di Porto-Santa Rufina, il titolo di Madre della Misericordia,  come Colei che ne  è stata prima testimone ed annunciatrice proclamando anche a nome della Chiesa: «Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono»”.

S.E. Mons. Gino Reali, proseguendo nel solco della tradizione dei Predecessori, ha sottolineato come noi invochiamo Maria e “da lei desideriamo conoscere il dono e la virtù della misericordia; dinanzi a Lei generazioni di fedeli hanno sostato in preghiera confidando alla Madre i segreti del cuore, hanno chiesto la sua intercessione per ottenere il miracolo, quello ordinario di fronte alle difficoltà pressanti della vita, e quello più grande della fedeltà allo Spirito, e lo hanno ottenuto sperimentando ancora una volta che chi invoca Maria non rimane inascoltato nelle sue richieste”.

La bellezza del titolo "Madre di Misericordia" ci riporta all'antica preghiera che il pellegrino trova entrando nel Santuario: ”O CLEMENS O PIA / ACCIPE QUOD OFFERIMUS / REDONA QUOD ROGAMUS / EXCUSA QUOD TIMEMUS / QUIA TU ES / SPES UNICA PECCATORUM”.

 

Ogni anno la Diocesi di Porto - Santa Rufina si reca in pellegrinaggio a Ceri per chiedere l'intercessione della Vergine Maria e la benedizione del Signore sulle attività del nuovo anno pastorale.

Il pellegrinaggio ha luogo il sabato seguente la festa della Natività di Maria Santissima. Alle ore 17.00 i pellegrini si ritrovano presso l'edicola mariana in via di Ceri e da lì processionalmente salgono al Santuario.

La Santa Messa viene celebrata dal Vescovo nella piazza del Borgo. Al termine il Vescovo reca un omaggio all'immagine della Madre della Misericordia e quindi imparte la solenne benedizione ai fedeli presenti.

*     *     * 

 

per Confessarsi: mezz'ora prima della celebrazione della Messa

Per pellegrinaggi, visite al Santuario, incontri di preghiera, contattare il Parroco e Rettore del Santuario al numero: (0039) 06.99.20.70.28

Per arrivare a Ceri consulta QUESTA mappa.

Sito web del Santuario: www.santuarioceri.it ; sito web dell'associazione Ducato di Ceri: www.borgodiceri.it

 

(11/12/2013)