Sono 28 le famiglie (98 partecipanti) che la settimana scorsa, hanno vissuto un’esperienza intensa di comunità e spiritualità nel cuore delle Alpi, a Gressoney, in Valle d'Aosta. Un’iniziativa promossa dai due uffici di pastorale familiare di Porto-Santa Rufina e di Civitavecchia-Tarquinia, dirette da don Paolo Ferrari e don Giuseppe Tamborini. Accompagnate da don Antonio Marini, adulti, ragazzi bambini hanno partecipato a un campo fatto di cammino, ascolto e preghiera, immersi nella bellezza della natura e nel silenzio che solo la montagna può offrire. Durante la permanenza il gruppo è stato raggiunto dal vescovo Gianrico Ruzza, insieme a don Paolo Ferrari. Una presenza accolta con grande gioia, che ha rafforzato il senso di comunità e l'importanza del cammino di fede che le famiglie stanno intraprendendo. Ogni giorno è stato scandito da escursioni tra i sentieri della Valle d'Aosta, visite ai laghi alpini e momenti di riflessione e confronto. Il paesaggio naturale diventa così uno specchio della vita interiore: le salite e le discese del terreno richiamano le sfide quotidiane, ma anche le gioie condivise in famiglia e nella fede. «Camminiamo insieme, non solo fisicamente ma anche spiritualmente – racconta una delle famiglie – ci sosteniamo l’un l’altro, impariamo ad ascoltare, a perdonare, a ripartire. Questa settimana ci sta donando tanto, anche grazie alla guida di don Antonio, che ci accompagna con saggezza e semplicità». È un pellegrinaggio moderno, dove la dimensione comunitaria si intreccia con quella spirituale. Le famiglie condividono esperienze di vita, difficoltà e speranze, scoprendo nella Parola di Dio e nella fraternità strumenti concreti per affrontare il cammino quotidiano. In una della catechesi il vescovo ha detto che «Ogni famiglia ha una missione quella di annunciare con la propria vita ciò che Gesù ha detto, ha fatto, ed è stato per noi». Un annuncio che non si fa solo con le parole, ma con i gesti quotidiani, con l’amore concreto che si rinnova ogni giorno. L’invito è a portare Cristo nel mondo secondo il proprio stato di vita, testimoniando l’incontro personale con Gesù, che si prende cura di ciascuno di noi. «Pensiamo ai gesti belli con cui ci diamo la mano per camminare insieme – ha sottolineato – sono quei piccoli segni di amore che, se coltivati ogni giorno, ci aiutano ad amarci sempre di più». Questi spunti di speranza hanno risuonato nel cuore delle famiglie come un invito alla responsabilità e alla cura reciproca. Il cammino del matrimonio, infatti, non è privo di difficoltà, ma è accompagnato da una Grazia speciale. «Il sacramento è l’aiuto per camminare – ha ricordato ancora il vescovo –, è nella riconciliazione, nella forza dell’Eucaristia che troviamo la linfa per amare. Ma dobbiamo partire proprio dal matrimonio: è lì che siamo chiamati a versare olio e vino sulle ferite del nostro coniuge». Questo campo è un segno di Chiesa viva, in movimento, dove le famiglie che scelgono di mettersi in gioco, di vivere la fede nel concreto delle relazioni, delle fatiche e delle gioie. Un'esperienza che resterà nel cuore di molti, come segno di speranza e di fiducia, per ripartire insieme, accompagnati dalla luce della fede.