Quattro giorni di grazia nel cuore dell'estate

Le reliquie di Santa Teresa di Lisieux a Isola Farnese dal 13 al 16 agosto
Ci sono appuntamenti che non si scelgono: si ricevono. La visita dell’urna con le reliquie del corpo di Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo alla Parrocchia di San Pancrazio Martire in Isola Farnese, Roma, dal 13 al 16 agosto 2026, è uno di questi. Nei programmi iniziali la peregrinatio era attesa per settembre. Poi è giunta al Santuario di Lisieux una richiesta inattesa: nel mese di settembre l’urna con le reliquie di Santa Teresa sarà in India, per la prima volta nella storia, per un mese intero di missione. Anche la piccola Teresa, per la prima volta, si metterà così sulle orme del grande missionario San Francesco Saverio, portando una visione di missionarietà che poggia sulla fede prima ancora che sulle opere. Le date si sono dunque spostate, e alla comunità di Isola Farnese sono stati affidati i giorni centrali di agosto, quando molti sono lontani per le vacanze e le città si svuotano.
Verrebbe da dire: giorni poco opportuni. Ma chi conosce Santa Teresina sa che le sue vie non seguono la logica del calendario. Quei giorni, proprio perché più silenziosi, offrono una condizione rara: il raccoglimento. Senza la ressa dei grandi eventi, chi verrà potrà fermarsi, pregare, e restare intimamente vicino a lei. E la piccola Teresa saprà raccogliere attorno a sé, come in un Carmelo itinerante, quanti la conoscono e la amano, e anche quanti la incontreranno per la prima volta.

Un legame che viene da lontano
È la prima volta che questa parrocchia riceve la visita delle reliquie, ma direi che non è casuale, ed è interessante scoprirne le radici. A Isola Farnese la devozione alla Santa di Lisieux è di casa da tempo: lo attestano diversi segni di devozione, fra cui la sua rilevante statua collocata in chiesa accanto all’altare dedicato a San Pancrazio, segno di una pietà popolare che ha attraversato generazioni. Questa devozione indica un filo di continuità ancora più antico e profondo. La Basilica di San Pancrazio al Gianicolo, che custodisce la memoria del giovanissimo martire titolare anche della nostra parrocchia, fu concessa da Papa Alessandro VII ai Carmelitani Scalzi con bolla del 2 marzo 1662, e da allora essi ne hanno la cura; nel 1663 vi trasferirono il loro Collegio delle Missioni, che vi rimase fino al 1908. Accanto alla Basilica sorge oggi la Pontificia Facoltà Teologica e Pontificio Istituto di Spiritualità «Teresianum», il centro di studi dei Carmelitani Scalzi dedicato ai grandi maestri del Carmelo.
Il nome di San Pancrazio, dunque, è legato da secoli alla famiglia religiosa di Santa Teresa e alla missione. Che oggi le sue reliquie siano accolte nella Parrocchia di San Pancrazio Martire in Isola Farnese, la fede ci insegna che non è una coincidenza. Anche questa sua visita è un invito a ravvivare le radici del nostro passato.

«Passerò il mio cielo a fare del bene sulla terra»
Poche settimane prima di morire, a ventiquattro anni, Santa Teresa disse alle sorelle: «Passerò il mio cielo a fare del bene sulla terra. Vedrete... che cascata di rose farò piovere sulla terra!».
Non era una frase poetica. Era una promessa, che innumerevoli fedeli in tutto il mondo hanno visto avverarsi. La «rosa» di Santa Teresa non è un fiore: è la grazia che ella ottiene da Gesù e da Maria per chi la invoca. Confidiamo che ciascuno di quanti verranno a sostare davanti all’urna possa ricevere, per la sua intercessione, la rosa di grazia di cui ha bisogno. Prepariamoci ad accoglierla recitando la sua famosa novena delle rose, portando noi stessi a lei una rosa che ella offrirà a Gesù per noi per mezzo di Maria.
Non sfugge la coincidenza: Santa Teresa sarà tra noi proprio nei giorni dell’Assunzione. Le due immagini della Dormizione di Maria e della sua Incoronazione, raffigurate nell’abside, ricordano che nei secoli passati Isola Farnese aveva posto al centro della propria devozione mariana la Vergine Assunta in Cielo: la sua visita viene dunque a ravvivare anche le radici di questa antica tradizione. Del resto, colei che da bambina guarì grazie al sorriso della Madonna aveva cantato il proprio desiderio del Paradiso con un verso semplicissimo: «In braccio a Maria volare voglio». Ed è la stessa Santa Teresa a ricordarci che Maria è più Madre che Regina.

Una missionaria che non si mosse mai
Il 14 dicembre 1927 Pio XI proclamò Santa Teresa di Lisieux Patrona delle missioni e dei missionari, assieme a San Francesco Saverio. L’accostamento è sorprendente: lui percorse mari e continenti fino alle Indie e al Giappone, battezzando migliaia di persone; lei non varcò mai il muro del suo monastero.
Eppure i due patroni dicono insieme la verità intera della missione. Santa Teresa lo aveva compreso con chiarezza. Al padre Adolfo Roulland, missionario in Cina che le era stato affidato come «fratello spirituale», scrisse: «Nella mia infanzia, ho sognato di combattere sui campi di battaglia... ho capito che la mia missione non era quella di fare incoronare un re mortale, ma di far amare il Re del Cielo e di assoggettargli il regno dei cuori». Santa Teresa ci insegna così che la grazia dei sacramenti porta frutto solo quando incontra ciò che Gesù desidera sopra ogni cosa: l’offerta libera e sincera del nostro cuore.
E nel Manoscritto B, racchiuso nel suo diario spirituale Storia di un’anima, confessa il desiderio che le bruciava dentro: «Vorrei percorrere la terra, predicare il tuo nome e piantare sul suolo infedele la tua Croce gloriosa, ma, o mio Amato, una sola missione non mi basterebbe... Vorrei essere missionaria non solo per qualche anno, ma vorrei esserlo stata dalla creazione del mondo ed esserlo fino alla consumazione dei secoli». Comprese infine quale fosse la sua vocazione di apostola e missionaria, ovvero l’Amore, ed esclamò: «Nel cuore della Chiesa, mia Madre, io sarò l’Amore... così sarò tutto... così il mio sogno sarà realizzato!!!».
Questo è il suo insegnamento: l’azione missionaria visibile non ha forza se non è sostenuta dalla preghiera invisibile di chi ama e si offre nel nascondimento. Non a caso Santa Teresa faceva propria una frase del maestro del Carmelo San Giovanni della Croce: «Il più piccolo movimento di puro amore è più utile alla Chiesa di tutte le altre opere messe insieme».
Nella preghiera composta per un futuro sacerdote missionario, si affidava all’immagine biblica di Mosè sul monte: «Io non posso che pregare e soffrire; ma l’anima alla quale ti degni di unirmi con i dolci vincoli della carità andrà a combattere nella pianura per conquistarti dei cuori, e io, sulla montagna del Carmelo, ti supplicherò di dargli la vittoria». Due vocazioni, un’unica missione: chi parte e chi resta, chi parla e chi prega.

Il metodo di Santa Teresa e la nuova evangelizzazione
C’è un episodio che dice tutto. A quattordici anni, non ancora entrata al Carmelo, Santa Teresa lesse di Enrico Pranzini, condannato a morte per triplice omicidio, che rifiutava ostinatamente ogni conforto religioso. Lo fece suo «primo figlio»: pregò e offrì sacrifici per lui. Sul patibolo, all’ultimo istante, egli afferrò il crocifisso che il cappellano gli porgeva e ne baciò tre volte le piaghe.
Santa Teresa non gli aveva rivolto una sola parola. Aveva pregato.
Ogni giorno la cronaca ci racconta delitti terribili: quanti «Pranzini» ci sono, di cui preferiremmo non dover mai leggere il nome. Perché ciò non accada, molto dipende dalla nostra preghiera per loro e per le loro possibili vittime.
In un tempo come il nostro, in cui tanti hanno smarrito la fede pur continuando a dirsi credenti, e in cui le parole spesso non arrivano più, il metodo di Santa Teresa appare quanto mai attuale. Alla rievangelizzazione dell’Occidente servono certamente l’annuncio e la testimonianza; ma servono soprattutto anime che sappiano compiere, con grande amore, tanti piccoli atti offerti a un Dio sempre più dimenticato e abbandonato. È la sua «piccola via»: non gesti grandi, ma gesti pieni d’amore.
Viene alla mente l’Apostolo San Giacomo: «Mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede» (Gc 2,18); «la fede senza le opere è morta» (Gc 2,26). Oggi vediamo un gran operare di iniziative di ogni genere, le cui opere mostrano però di essere, alla base, prive di fede. Se ieri lo Spirito Santo diceva alla Chiesa: «la fede senza le opere è morta», oggi sembra volerci ricordare che anche le opere senza la fede sono morte. Un’opera che non nasce dall’ascolto di Dio può essere efficiente agli occhi degli uomini, ma non necessariamente feconda agli occhi del Regno.
San Giacomo non oppone fede e opere; e neppure noi dobbiamo opporre opere e fede, ma distinguere tra le opere che nascono dalla comunione con Cristo e quelle che nascono soltanto dall’attivismo umano. La fede senza le opere è un amore mai donato; le opere senza la fede sono un dono senza amore. E colei alla quale la Chiesa ha affidato le missioni, riconoscendola Dottore dell’Amore, e le cui opere furono compiute unicamente per la via della fede, viene a ricordarci le parole di Gesù: «Senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5).

Il programma
Giovedì 13 agosto l’urna giungerà alle 17.00 circa, e confidiamo che saremo numerosi a darle una degna accoglienza. Alle 18.00 la Santa Messa presieduta dal nostro Vescovo, S.E.R. Mons. Gianrico Ruzza: sarà il momento in cui la comunità parrocchiale, insieme al Pastore della Diocesi di Porto-Santa Rufina e a quanti vorranno unirsi, accoglierà la Santa riconoscendo in lei una maestra di vita cristiana per il nostro tempo. Alle 19.30 la testimonianza di Costanza Miriano, giornalista Rai e scrittrice, ideatrice del «Monastero Wi-Fi».
Venerdì 14 agosto, apertura alla devozione personale dalle 9.00, Adorazione Eucaristica dalle 16.00 alle 17.30, e alle 18.00 la Santa Messa vespertina della Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Alle 19.30 la testimonianza di Cristina Pavanello e Paolo Stefani, i due sposi a cui è stata affidata l’urna e che la porteranno a Isola Farnese: due coniugi che hanno lasciato tutto per vivere l’ordinario in maniera straordinaria sui passi di Santa Teresa di Lisieux. Dalle 22.00 alle 24.00 veglia in Adorazione Eucaristica guidata con canti e letture.
Sabato 15 agosto, Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, devozione personale dalle 9.00, Santa Messa alle 10.00 con successiva devozione personale, Adorazione Eucaristica dalle 16.00 alle 17.30 e alle 18.00 la Santa Messa vespertina presieduta da Don Patrizio Milano, esorcista della Diocesi di Roma.
Domenica 16 agosto, apertura alla devozione personale dalle 9.00 e, alle 10.00, la Santa Messa che si concluderà con il saluto a Santa Teresa, la quale riprenderà la sua missione per le vie del mondo.

Un invito
Nessuno resti a casa pensando di non avere nulla da offrire. Santa Teresa volle presentarsi a Dio a mani vuote, perché sapeva di non avere meriti da esibire: il solo dono che poteva fare era se stessa. È questa la sua «piccola via», e vale per ognuno di noi: priviamoci delle nostre ricchezze e lasciamoci riempire da Lui. In questi prossimi giorni facciamo dunque visita a Santa Teresa, come Lei a mani vuote: sono proprio quelle che Dio ama colmare.

don Massimo Consolaro, parroco
 
 
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