Ottant'anni fa Tisserant diventava Vescovo di Porto e Santa Rufina
Ottant’anni fa, durante il primo Concistoro del pontificato di Papa Pio XII, esattamente il 18 febbraio 1946, il cardinale Eugène Tisserant, allora segretario della Congregazione per le Chiese Orientali, scelse la nostra Diocesi di Porto e Santa Rufina; all’epoca era considerata "la più misera delle Diocesi Suburbicarie ", posta sotto amministrazione apostolica dal 1937 e vacante dalla morte del suo titolare – il Card. Boggiani – quattro anni prima. E noto che tutti i colleghi del Cardinale che che ne avevano diritto prima di lui nella gerarchia del Sacro Collegio l'avevano rifiutata.
Come poteva lui, un francese senza esperienza pratica, mai stato vicario nè parroco, accettare di prendersi cura di una Diocesi suburbicaria tanto povera di mezzi e personale che sembrava dover essere ricreata dalle fondamenta?
Durante l’udienza concessagli dal Papa Pio XII il 23 gennaio e il 9 febbraio, parlò di questo. Il Cardinale – come in seguito confidò – fu molto incoraggiato dal Papa ad accettare la Chiesa suburbicaria di Porto e Santa Rufina. Pacelli conosceva e stimava Tisserant, come aveva cara la Diocesi di Porto dove da giovane vi trascorreva l'estate nel villino di famiglia, a Santa Marinella.
Tutto si svolse nel Concistoro segreto del 18 febbraio, il primo di Papa Pacelli, indetto per la nomina di ben trentadue Cardinali. Tisserant scrisse nel suo diario : « feci l’opzione per Porto e Santa Rufina e ne divenni Vescovo ».
La mattina del 25 marzo seguente la nomina veniva annunciata ufficialmente in una cerimonia tenutasi presso la Cancelleria della Curia, allora a Roma, in Via della Dataria, alle ore 11.00, alla presenza di Mons. Antonino Arata, della Congregazione per le Chiese Orientali, e dei Parroci di Castelnuovo di Porto, Tragliata, Riano, Porto e Fiumicino e di due altri religiosi. Non c’era ancora in Diocesi la Cattedrale in grado di ospitare una celebrazione pubblica!
Come ebbe a scrivere nella sua prima Lettera Pastorale, il Cardinale sperava di essere un padre amorevole per tutti . Questo proposito si realizzò compiutamente attraverso una vera e propria vocazione che gli permise di svolgere il ruolo di Padre attento, benevolo e amorevole per la sua Diocesi. Per lui, tutti i Sacerdoti del clero diocesano sono stati veramente come dei figli nei venti anni di episcopato, conclusosi nel 1966.
E per rimanere vicino a coloro che amava come la sua famiglia, e ancora di più, chiese di essere sepolto nella sua Cattedrale, a La Storta.
don roberto leoni
si ringrazia la dott. ssa Paule Hennequin per la consulenza storica