Ninfa era figlia di Aureliano, prefetto di Palermo al tempo di Costantino. Fu convertita e battezzata nella sua casa dal vescovo Mamiliano, insieme ad altre trenta persone. Il padre Aureliano mentre arrestava il vescovo e altri duecento cristiani, cercò di distogliere sua figlia dalla fede cristiana. Visti vani i suoi tentativi e dopo averli sottoposti a torture, li fece chiudere in carcere, ma un angelo li liberò, conducendoli in riva al mare dove trovarono una barca che li condusse nell’Isola del Giglio dove si fermarono per qualche tempo in preghiera e solitudine.
Desiderosi di visitare Roma, sbarcarono sotto indicazione celeste, in un luogo chiamato Bucina, abitato da molti pagani, dopo la visita alle tombe degli apostoli, Mamiliano morì e Ninfa lo fece seppellire in una località ad un miglio dal mare, denominata Bucina; dopo circa un anno anche Ninfa morì il 10 novembre e sepolta dove erano conservate le reliquie di altri martiri.
La più antica notizia su Santa Ninfa risale al secolo IX, perché nella biografia del papa Leone IV (847-855), si legge che egli fece un dono alla chiesa di S. Ninfa martire, esistente nella zona Portuense. In un fondo privato, nella campagna tra Maccarese e Focene esiste una piccola Chiesa in memoria di Santa Ninfa, edificata nel 1700 e restaurata nel 1990. Il nuovo Cimitero di Fiumicino, in Via delle Idrovore, porta il nome di "Santa Ninfa".
Le reliquie di Santa Ninfa nel sec. XII, si trovavano in varie Chiese di Roma; nel 1098, sotto Papa Urbano II, il suo capo fu portato a Santa Maria in Monticelli; nel 1593 fu trasferito a Palermo in un altare della Cattedrale, dove la Santa viene venerata insieme a Santa Rosalia.