Quel commosso ricordo dei cari defunti che attraversa il mese dei morti, per il Capitolo dei Canonici lo scorso 5 novembre ha preso la forma della preghiera nella Chiesa Cattedralea La Storta, nei pressi del sepolcro dei Cardinali e Vescovi. Il ricordo dei nostri confratelli assume un contorno preciso fatto di nomi e di volti. Li abbiamo conosciuti, hanno camminato con noi nel segno della fede e ora dormono il sonno della pace.
Hanno servito il Signore e il Vangelo prima di noi e attraverso il loro ministero la fede si è conservata nelle Parrocchie e nelle comunità. Hanno custodito le Chiese, hanno dispensato la grazia dei sacramenti, hanno servito i poveri, hanno educato i giovani alla fede. Tutto questo e tanto, tanto altro hanno fatto i nostri confratelli, prima di noi e certo anche meglio di noi. Le case che oggi abitiamo le hanno costruite loro, la Diocesi che oggi serviamo è stata, prima, la loro. Non si può e non si deve dimenticare questa catena ininterrotta che nei secoli, Vescovo dopo Vescovo, prete dopo prete, ha portato il Vangelo fin qui oggi. La preghiera è prima di tutto un dovere di riconoscenza.
Non è difficile immaginarli, a centinaia e migliaia, affacciati da lassù, sorridere alle nostre quotidiane lotte per portare avanti anche noi, in tempi oggi tanto diversi da quelli di una volta, la stessa missione, fedeli alla prima Parola ma attenti ai bisogni dei nostri compagni di cammino. La vita di un ministro del Vangelo, infatti, ieri come oggi, si appunta sul difficile equilibrio tra l’ideale della santità e le condizioni concrete da cui nessuno può prescindere. Nel mezzo, grazie a Dio, c'è tanta misericordia. Quella misericordia che chiediamo per noi e per loro, rinnovando l'impegno del servizio generoso proprio per onorare la memoria di coloro che ci hanno preceduto. (RED. - r.l.)