Servi della luce

In Cattedrale il Vescovo ordina Diaconi Giuseppe Curtò e Salvatore Barretta
«Ricordatevi che noi siamo soli dei servi, utili nella misura in cui ci sappiamo illuminare dal Signore e sappiamo custodire la sua luce» - questa l’idea fondamentale attorno a cui è ruotata la suggestiva omelia del vescovo in occasione del conferimento del diaconato a Giuseppe Curtò e Salvatore Barretta, seminaristi della diocesi alunni del pontificio collegio leoniano di Anagni. Siamo alla vigilia della solennità dell’Epifania del Signore, che, come diciamo a Roma, "tutte le feste se porta via", e prima di chiudere questi poetici giorni del Natale ecco che i Re Magi ci portano in dono la consacrazione di questi due figli della nostra terra.
 
Salvatore appartiene alla Parrocchia del Rosario di Ladispoli dove è cresciuto insieme alla sua famiglia prima di entrare in seminario dove ha svolto regolarmente l’iter formativo con brillanti risultali. Figlio di adozione della nostra terra della nostra terra è Giuseppe, approdato a Riano per mezzo della Taddeide, ma pronto ad entrare tra le fila del clero diocesano, dopo aver conosciuto e prestato ministero in diverse parrocchie della Diocesi. Giuseppe, classe 1985, e Salvatore, classe 1987, dalla sera della vigilia dell’Epifania assumono il titolo “don”, segno della loro definitiva consacrazione a Dio nel servizio della Chiesa.
 
«Custodi della luce», dicevamo, è questa la consapevolezza di ogni ministro della Chiesa, chiamato e inviato dal Signore per essere un punto di riferimento nel cammino dei propri fratelli. Viene da pensare a quando, prima dell’avvento dell’energia elettrica, sui fari e sulle torri di avvistamento le fiaccole e le lanterne venivano mantenute accese nel buio della notte da persone interamente dedicate a questo servizio - umile, sì, ma assolutamente fondamentale per i naviganti e per la comunità. Perché questo è, e rimane, un diacono come anche un presbitero: un custode della luce, il dono immenso che è la grazia di Dio contenuta nei sacramenti e l’annuncio della verità che salva.
 
Ai due diaconi perciò il Vescovo ha ricordato che il primo dovere è quello di lasciarsi illuminare da Cristo. Nella vita dei ministri della Chiesa, il messaggio e il messaggero sono indissolubilmente legati. Servirebbero a poco l’eloquenza, la capacità di fare, la bravura umana, slegate da una profonda testimonianza di vita. Ecco perché nel rito si ascoltano queste parole: «Credi sempre ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni». Certo, i nostri giovani hanno sperimentato l’affetto e la simpatia di una Chiesa che li accoglie, grata al Signore di questo grande dono, sapendo che la tappa del diaconato che pure li consacra definitivamente prepara lo scatto finale verso il presbiterato che riceveranno entro l’anno. La Chiesa però attende anche moltissimo da loro: la grazia del sacramento che segna la loro vita deve ridondare a vantaggio di tutta la comunità cristiana, il Diaconato non è solo per loro, non è un dono personale, ma un bagliore che si irradia.
 
Scorre il rito e sentiamo nominare i santi e beati del cielo, un attimo prima che le mani del Vescovo siano posate sulla testa degli ordinandi per comunicare il sigillo dello Spirito Santo. Stesi a terra, insieme al Vescovo e a tutti noi i due diaconi chiedono la grazia di Dio che li trasformi perché possano esercitare l’opera del ministero nella Chiesa con una degna e luminosa condotta di vita. Il cielo e la terra sembrano racchiuse in questo gesto: da un parte una persona che offre la propria vita a Dio pronta a mettersi al servizio dei fratelli, dall’altra Iddio che tramite le mani del Vescovo prende possesso di una sua creatura conformandola a Cristo, servo obbediente. Passa il tempo degli applausi e degli auguri, si spengono i riflettori e riprende la vita ordinaria. Salvatore e Giuseppe oggi hanno bisogno della nostra preghiera perché nel silenzio della meditazione possano comprendere il miracolo che in essi è avvenuto e custodire, grati,lo stupore del dono. Come una luce che si irradia.   (Red. -  r.l.)
 
 
 

 

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