Dalle macerie alla speranza

A Santa Marinella il presepe è vicino a chi soffre

«E venne ad abitare in mezzo a noi». In solidarietà alle popolazioni colpite dal terremoto la parrocchia di San Giuseppe a Santa Marinella ha preparato un presepe che si stringe attorno alla persone che soffrono.

Un mondo di macerie è davanti ai nostri occhi. Macerie della terra, delle città, ma anche macerie dello spirito, macerie delle coscienze nel cui disordine scorrono il pianto degli uomini, la giustizia e la misericordia di Dio. La notte dello sconforto, la notte dell’abbandono, però, ancora una volta, da oltre due millenni, si illumina di speranza e di letizia: Gesù, il Figlio di Dio, scende tra noi, nella rievocazione annuale del suo Natale e, nello stesso tempo nel suo quotidiano incarnarsi nel Sacramento Eucaristico.

“II popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce: su quelli che dimoravano in terra e in ombra di morte, una luce si è levata” (Isaia, 9, 2). L’annuncio del profeta è un annuncio di speranza ma anche di raccoglimento per meditare, proprio nella luce del Figlio di Dio, sulle rovine spirituali, sui deserti della guerra, sulla violenza commessa contro i deboli; rovine che, senza sosta, l’uomo causa  con la ribellione alla legge divina, e alle quali si aggiungono quelle naturali che, tragicamente dicono e ammoniscono quanto l’umanità sia, nella sua superbia, inadeguata e impotente di fronte alla catastrofe che, come la rappresentazione dimostra, tutto travolge seco senza distinzione alcuna.

Le macerie dello spirito son quelle di una società che ha svuotato il significato profondo ed intimo  di questo evento, la nascita di Gesù, facendone una stridula, babelica campagna di voci e di immagini che noleggia l’evento divino per un’occasione di svago, divertimento e di peccato. Sicché, anche gli affetti familiari, i valori dell’infanzia, il calore dell’altruismo, della carità, della sollecitudine, caratteri specifici e luce del Natale di Gesù, sono svenduti in questa follìa consumistica e pagana.

Ecco, allora, che davanti ai segni della distruzione, così come illustrati dalla scena di questo presepe, il cristiano ha di che riflettere, meditare ma, soprattutto ha di che sperare perché non saremo mai soli, perché sappiamo che Lui “non ci lascerà orfani” (Gv. 14, 18).

 

 

Stampa news