Ars celebrandi et adorandi

Rimettere il Signore al centro


 

 

 

 

 

 

 

ARS CELEBRANDI
ET ADORANDI

Lettera pastorale di Thomas John Paprocki
Vescovo di Springfield, Illinois (USA)

 

1. L'arte di una appropriata celebrazione della liturgia e di una devota adorazione del Signore nell'Eucaristia (ars celebrandi et adorandi) è la chiave per promuovere l'attiva partecipazione del Popolo di Dio al culto divino. Papa Benedetto XVI, nell'Esortazione Apostolica post-sinodale del 2007 sull'Eucaristia quale fonte e culmine della Vita e della Missione della Chiesa, "Sacramentum Caritatis", ha scritto: "L'ars celebrandi scaturisce dall'obbedienza fedele alle norme liturgiche nella loro completezza, poiché è proprio questo modo di celebrare ad assicurare da duemila anni la vita di fede di tutti i credenti, i quali sono chiamati a vivere la celebrazione in quanto Popolo di Dio, sacerdozio regale, nazione santa” (cfr. 1 Pt. 2,4-5.9). 

 
La presenza di Cristo nella storia
 
2. La Sacra Scrittura attesta continuamente l'amorosa presenza di Dio nella storia umana. Al tempo della creazione, prima della caduta, Dio camminava con Adamo ed Eva nel giardino (Gen. 3, 8). E' rimasto con i discendenti di Adamo ed Eva, camminando con Enoch per 300 anni e ad Abramo disse: "Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te, come alleanza perenne" (cfr. Gen. 5,21; Gen. 17,8). 
 
3. Quando il suo popolo Israele vagava nel deserto verso la terra promessa, il Signore Dio era presente tra di loro nella Dimora, la tenda del convegno (cfr. Es. 40). La sua presenza si manifestava nella nube che discendeva sulla tenda e con la presenza dei pani dell'offerta - il pane della Presenza - collocati all'esterno del Santo dei Santi (cfr. Es. 40,34; 25,30). 
 
4. Anche ai nostri giorni, il Signore è presente al suo popolo non più nella forma di nube o di fuoco come in antico, ma in modi molteplici (cfr. Es. 40,38). La Costituzione sulla Sacra Liturgia ci ricorda che per realizzare la grande opera della salvezza, "Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche" (SC 7). E' presente nella Messa sia nella persona del ministro che negli elementi eucaristici del pane e del vino. E' presente in tutti i sacramenti. E' presente quando la sua Parola viene proclamata. E' presente nell'assemblea riunita, il Popolo di Dio, quando prega e canta (Mt. 18,20). E in modo particolare, egli è presente nell'umile apparenza del pane, adorato dai fedeli nel tabernacolo - termine che significa "tenda" - come vero Corpo e Sangue del Signore Gesù Cristo, che ha mantenuto così la sua promessa: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt. 28,20). 
 
5. "Fate questo in memoria di me" (Mt. 22,19). Tali parole, pronunciate per la prima volta dal Signore Gesù Cristo, sono state fatte risuonare lungo i secoli in ogni parte del mondo, dalle labbra dei sacerdoti ai quali Egli ha affidato la sua missione. Parlando "in persona Christi", i sacerdoti invocano l'effusione dello Spirito Santo sulle umili offerte del pane e del vino, sulle quali essi pronunciano quelle parole, obbedendo al comando del Signore. Questi doni si mutano, in un mirabile scambio, e ci vengono offerti dal Signore non più come pane e vino, bensì come il suo stesso Corpo, Sangue, Anima e Divinità.  
 
6. Con tali parole, la promessa dell'unico Redentore di tutta l'umanità di rimanere sempre con noi, si è compiuta (cfr. Mt. 28,20). San Francesco d'Assisi riconobbe in modo tanto profondo questa immensa realtà, che volle che i suoi figli e figlie spirituali, nel passare davanti a una chiesa, dicessero: "Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, in tutte le chiese del mondo e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo". 
 
7. La Chiesa non si stanca mai di proclamare la vicinanza del Signore al suo popolo. Mai siamo lontani da Gesù. Nella nostra diocesi, i fedeli hanno l'opportunità di ricevere il Signore nel proprio cuore nelle Messe che ogni giorno si celebrano nelle varie chiese parrocchiali e cappelle. Al di fuori della Messa, entriamo in una chiesa o cappella cattolica e ci inginocchiamo dinanzi al tabernacolo, dove il Signore del cielo e della terra dimora tra di noi nella sua "tenda", sempre pronto ad accoglierci. 
 
8. Accanto al tabernacolo, arde incessantemente una lampada per indicare ed onorare la presenza di Cristo e per richiamare la nostra attenzione all'Eucaristia ivi custodita. Lì Egli ci attende. A volte nella nostra vita, domandiamo come quei due discepoli, "Dove dimori?" (Gv. 1,38). Dal suo tabernacolo, Egli ci chiama dicendo: "Venite e vedrete" (Gv. 1,39).  
 
9. Rispondendo all'invito del Signore, i fedeli hanno da sempre fatte proprie le parole dei Magi: "Siamo venuti ad adorarlo" (Mt. 2,2). I fedeli inginocchiati dinanzi al tabernacolo, quasi come i Magi che "si prostrarono e lo adorarono", offrono preghiere e lodi al Pane della Vita (Mt. 2,11; cfr. Gv. 6,35).
 
 
 
Si cresce nella Chiesa mediante la bellezza nella Liturgia
 
10. "Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli" (Mt. 28,19). Il comando del Signore di aumentare ovunque il numero dei suoi discepoli è chiaro, ma non sempre sappiamo esattamente come riuscire a fare questo. Padre Robert Barron, Rettore del Seminario di Mundelein nell'Arcidiocesi di Chicago, usa spesso un'analogia tratta dal baseball per far capire quanto sia importante la bellezza per attrarre la gente alla Chiesa. Egli osserva che non si può fare interessare le persone al baseball spiegando, prima di ogni altra cosa, la "regola della volata interna". Inizialmente la gente è attratta dal baseball per la bellezza del gioco, il lancio della palla, il colpirla, afferrare il baseball e correre lungo le basi. La regola della volata interna e tutte le altre regole intricate e talvolta arcane di qualsiasi sport, interessano e significano qualcosa solo per coloro che già conoscono e amano il gioco. 
 
11. Lo stesso vale per attrarre alla Chiesa. Non si comincia facendo l'elenco delle regole. Gli elementi fondamentali in grado di attrarre alla liturgia sono bellezza degli edifici sacri, pregevoli opere di arte religiosa, accurata celebrazione della liturgia accompagnata da musica armoniosa, omelie suggestive e partecipazione attiva dei fedeli. L'attenzione alle norme liturgiche verrà solo dopo che si è apprezzata l'arte della celebrazione.
 
 
 
L'ars celebrandi 
 
12. Dobbiamo sforzarci di essere pienamente consapevoli delle nostre azioni in presenza del Santissimo Sacramento, per non mancare all'adorazione che gli è dovuta. Questo desiderio di venire ad adorare il Signore deve trasmettersi anche in tutto ciò che riguarda la celebrazione liturgica dell'Eucaristia. Come sottolineato all'inizio di questa Lettera Pastorale, Papa Benedetto XVI, in unione con i Padri del Sinodo sull'Eucaristia, ha diretto la nostra attenzione all'ars celebrandi, l'arte della celebrazione, nella sua Esortazione Apostolica post-sinodale sull'Eucaristia del 2007, Sacramentum Caritatis. Egli ha detto: “Nei lavori sinodali è stata più volte raccomandata la necessità di superare ogni possibile separazione tra l'ars celebrandi, cioè l'arte di celebrare rettamente, e la partecipazione piena, attiva e fruttuosa di tutti i fedeli. In effetti, il primo modo con cui si favorisce la partecipazione del Popolo di Dio al Rito sacro è la celebrazione adeguata del Rito stesso” (SC 38). 
 
13. Nel suo desiderio per una sempre maggiore riverenza e devozione durante la celebrazione del Divin Sacrificio della Messa, Papa Benedetto non è stato il solo. Anche il suo predecessore, il grande Papa San Giovanni Paolo II, ci ha richiamato l'ars celebrandi nella Lettera Enciclica sull'Eucaristia nel suo rapporto con la Chiesa, Ecclesia de Eucharistia, nella quale afferma: "A nessuno è concesso di sottovalutare il Mistero affidato alle nostre mani: esso è troppo grande perché qualcuno possa permettersi di trattarlo con arbitrio personale, che non ne rispetterebbe il carattere sacro e la dimensione universale" (EdeE 52). 
 
14. Con queste parole, egli è tornato a quanto scrisse nella Lettera ai Sacerdoti per il Giovedì Santo del 1986, dedicata all'esempio di San Giovanni Maria Vianney, patrono di tutti i parroci, quando richiamò le parole del Curato d'Ars: "La causa della rilassatezza del sacerdote è che non si fa attenzione alla Messa!". 
 
15. Tale importante tema fu affrontato dai Padri del Concilio Vaticano II nella Costituzione Dogmatica sulla Chiesa, Lumen Gentium: "La liturgia deve favorire e far risplendere il senso del sacro. Deve essere colma di venerazione, adorazione e glorificazione di Dio...L'Eucaristia è fonte e apice di tutta la vita cristiana" (LG 11). Il senso del sacro viene favorito da una riverente ars celebrandi, un'arte di celebrare che sia di umile devozione, e non di trascuratezza o di rigidità. 
 
16. In occasione del 50° anniversario della Sacra Costituzione "Sacrosanctum Conciluim" sulla Sacra Liturgia - il primo documento promulgato dal Concilio Vaticano II - Papa Francesco ha dichiarato che è necessario "unire una rinnovata volontà di andare avanti nel cammino indicato dai Padri Conciliari, poiché rimane ancora molto da fare per una corretta e completa assimilazione della Costituzione sulla Sacra Liturgia da parte dei battezzati e delle comunità ecclesiali. Mi riferisco all'impegno per una solida e organica iniziazione e formazione liturgica, tanto dei fedeli laici quanto del clero e delle persone consacrate". 
 
17. Con la mente e il cuore intenti al rinnovamento in corso dell'ars celebrandi, desidero offrire le seguenti osservazioni e direttive concernenti la custodia e l'adorazione della Santissima Eucaristia, "il Sacramento - ha scritto un giorno San Tommaso Moro - che deve essere onorato con divino onore".
 
 
 
La custodia e l'adorazione della Santissima Eucaristia 
 
18. L'Eucaristia è sì custodita nel tabernacolo di ogni chiesa parrocchiale della nostra diocesi, ma i fedeli in taluni luoghi non si recano di frequente a pregare davanti al tabernacolo in presenza del Signore. Vi sono certo varie ragioni per questo, ma una fra queste è sicuramente il fatto che non sempre il tabernacolo è di facile visibilità in molte delle nostre chiese oggi. Negli ultimi decenni, fin troppo spesso i tabernacoli sono stati rimossi dalla posizione centrale del presbiterio in cui erano collocati, per finire in oscure e remote stanze che, in alcuni casi, in precedenza servivano da ripostigli. 
 
19. L'attuale legislazione della Chiesa sulla collocazione del tabernacolo stabilisce: "Tenuto conto della struttura di ciascuna chiesa e delle legittime consuetudini dei luoghi, il Santissimo Sacramento sia conservato nel tabernacolo collocato in una parte della chiesa assai dignitosa, insigne, ben visibile, ornata decorosamente e adatta alla preghiera" (IGMR 314). Purtroppo, ciò non viene sempre osservato.
 
20. In alcune chiese e cappelle, il tabernacolo si trova in un altare "laterale", sicché, seppur dignitoso, non è né insigne né facilmente visibile. Lo stesso avviene per l'ubicazione di alcune cappelle eucaristiche, sia che si trovino nella navata dietro al presbiterio o in altro luogo; esse non sono sempre decorose o facilmente individuabili. 
 
21. La grande maggioranza delle nostre chiese parrocchiali e cappelle erano state progettate per ospitare il tabernacolo al centro del presbiterio; cosicché toglierlo dai presbitèri ha lasciato uno spazio vuoto ben visibile all'interno dello spazio sacro, quasi che l'ambiente stesso pretenda il ritorno del tabernacolo. L'integrità architetturale di molte chiese e cappelle è stata severamente compromessa dall'assenza del tabernacolo dal centro del presbiterio. 
 
22. Ha scritto Papa Benedetto XVI nella Esortazione post-sinodale sulla Eucaristia del 2007: "La corretta posizione del tabernacolo aiuta a riconoscere la presenza reale di Cristo nel Santissimo Sacramento. E' necessario pertanto che il luogo in cui vengono conservate le specie eucaristiche sia facilmente individuabile, grazie anche alla lampada perenne, da chiunque entri in chiesa...Il giudizio ultimo su questa materia spetta comunque al Vescovo diocesano" (SC 69). 
 
23. Tenuto conto di ciò, per far sì che il maggior numero di fedeli possa dedicare del tempo in adorazione e preghiera alla presenza del Signore eucaristico, dispongo che nelle chiese e nelle cappelle della nostra diocesi, i tabernacoli rimossi dal centro del presbiterio, siano riportati quanto prima al centro del presbiterio secondo l'originale progetto architetturale. I tabernacoli che non sono collocati al centro del presbiterio o che sono in uno spazio non visibile, evidente e dignitoso, devono essere collocati al centro del presbiterio; i tabernacoli che, pur non al centro del presbiterio, siano in uno spazio visibile, insigne e dignitoso, possono rimanere. 
 
24. Qualcuno può obiettare citando l'esempio della Basilica di San Pietro a Roma, dove il tabernacolo non è collocato al centro del presbiterio. San Pietro è certamente un caso diverso dalla media delle chiese o cappelle per molti aspetti. La differenza principale è il numero dei turisti che giornalmente visitano la Basilica, senza alcuna intenzione di pregare all'interno. I turisti entrano in questo mirabile edificio costruito in onore del Principe degli Apostoli semplicemente per guardare, per ammirare la bellezza architetturale e forse per seguire qualche aspetto del culto cattolico, ma non per pregare. L'Eucaristia è custodita in una speciale cappella nella quale i gruppi di turisti non sono permessi, in modo che l'adorazione dovuta all'Eucaristia sia giustamente accordata ai pellegrini che vogliono dialogare con il Signore. 
 
25. Nel contempo, si deve notare che la cappella dell'Eucaristia in San Pietro è più grande di molte delle nostre chiese parrocchiali. Vi è posto più che sufficiente per ospitare tutti coloro che desiderano pregare alla presenza del Signore eucaristico in quella cappella; non è sempre il caso per ciascuna delle cappelle eucaristiche della nostra diocesi. 
 
26. Il desiderio profondamente radicato di stare alla presenza del Signore risuona nel cuore di ogni persona, anche se non sa subito riconoscere tale desiderio per quello che veramente è. Dobbiamo quindi fare tutto quello che possiamo per aiutare i fratelli a incontrare il Signore che li aspetta per essere cercato e trovato. Incoraggio fortemente a tenere le chiese aperte al pubblico, garantendo la sicurezza delle persone e dell'edificio. Papa Francesco ne ha parlato nella Esortazione Apostolica sulla gioia del Vangelo, Evangelii Gaudium: "La Chiesa è chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre. Uno dei segni concreti di questa apertura è avere dappertutto chiese con le porte aperte. Così che, se qualcuno vuole seguire una mozione dello Spirito e si avvicina cercando Dio, non si incontrerà con la freddezza di una porta chiusa" (EG 47). 
 
27. Tempi regolarmente programmati per l'esposizione della SS.ma Eucaristia in un ostensorio o pisside, oltre a un'esposizione solenne annuale e prolungata del SS.mo Sacramento, sono altamente raccomandati come modi per stimolare i fedeli all'unione spirituale con Cristo culminante nella comunione sacramentale. Si devono osservare le norme nel Rituale liturgico per l'esposizione e benedizione eucaristica. 
 
 
 
Piegare le ginocchia 
 
28. Negli ultimi anni, è sorta la pratica di inchinarsi davanti al Signore presente nel tabernacolo, invece di genuflettere dinanzi a Lui. Tale inchino profondo può essere una maniera adeguata per onorare la Maestà Divina, ma solo se non si può genuflettere, pur con qualche difficoltà.
 
29. L'Istruzione Generale del Messale Romano dispone che "se nel presbiterio ci fosse il tabernacolo con il SS.mo Sacramento, il sacerdote, il diacono e gli altri ministri genuflettono quando giungono all'altare o quando si allontanano, non invece durante la stessa celebrazione della Messa. Inoltre genuflettono tutti coloro che passano davanti al SS.mo Sacramento, se non procedono in processione. I ministri che portano la croce processionale o i ceri, al posto della genuflessione fanno un inchino col capo". (IGMR 274). 
 
30. Genuflettere significa letteralmente "piegare le ginocchia". Nel mondo antico il ginocchio simboleggiava la forza di un uomo. Se un uomo è colpito al ginocchio, inciampa e cade; la sua forza gli viene tolta. Quando genuflettiamo di fronte al Signore, la nostra forza non ci è tolta, ma volentieri pieghiamo la nostra forza davanti al Signore e ci poniamo umilmente al suo servizio. Piegando le ginocchia davanti al Signore del cielo e della terra, risentiamo nel cuore le parole del salmista, "Signore, sono tuo servo", ricordando che davanti al Signore ogni ginocchio si deve piegare (Ps. 116, 16; cfr. Fil. 2,10). 
 
31. Si eviti una specie di scivolata frettolosa e irriverente a mo' di genuflessione, e si chini con diligenza il ginocchio destro fino al pavimento e umilmente si sosti per qualche momento prima di rialzarsi. Così facendo, non solo diamo il dovuto onore al Signore, ma riflettiamo alla presenza di chi noi stiamo.
 
 
 
Conclusione 
 
32. In un sermone predicato in una domenica di Pasqua, Sant'Agostino, uno dei grandi Dottori della Chiesa, così disse riguardo alla nostra comunione con il Corpo e Sangue di Gesù: "Se li ricevete bene, voi stessi siete ciò che ricevete". Ciò che riceviamo è Cristo, il quale è Dio, e San Giovanni ci dice: "Dio è amore" (1 Gv. 4,8). Pertanto, ricevendo bene l'Eucaristia noi diventiamo amore, da condividere con gli altri imitando Cristo che riceviamo. 
 
33. Lasciando scorrere in noi l'amore di Dio, ricevuto nell'Eucaristia, mediante la nostra cura del prossimo, noi siamo portatori di una luce che gli altri vedono. Uscendo dalla chiesa dopo aver ricevuto la Santa Comunione, andiamo in un mondo che è pieno di tenebra. Incontriamo persone afflitte dalle croci della vita: dalla sofferenza fisica all'angoscia emotiva, fino alla desolazione spirituale. Esse possono essere tentate di seguire l'esempio di Giuda e cedere alla disperazione. Noi abbiamo l'opportunità di portar loro la luce di Cristo, incoraggiandole a tener viva la speranza in mezzo alle prove e ad aver fede nel fatto che il Dio che le ama, non le abbandona. 
 
34. Nel cercare di rendere la giusta adorazione al nostro Re eucaristico con una devota e accurata celebrazione della Santa Messa, prego che possiamo giungere a una sempre più matura consapevolezza sul fatto che la legge del cuore è l'amore. Ci conceda il Signore questa grazia. Amen.
 
22 Giugno 2014
 
+ Thomas John Paprocki
Vescovo di Springfield, Illinois (USA)

fonte: http://www.dio.org/bishop/pastoral-letters/ars-celebrandi-et-adorandi.html
trad. di d. Giorgio Rizzieri
 
(07/01/2015)
 
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